1983 L'ultimo respiro (130 x 90)
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Olio su tela 200 x 120 - (1996)
In modo semplice e attraverso pochi elementi, viene sintetizzato il discorso in modo critico verso chi ci governa, che non riesce ad incidere contro le lobbies del potere economico al fine di poter ottenere scelte a favore dell’umanità.
Il potere economico finanzia quello politico, i cui rappresentanti diventano poi burattini in mano loro, condizionati a fare scelte funzionali al sistema ed al loro spregiudicato affarismo, senza preoccuparsi delle conseguenze dovute allo sviluppo sfrenato ed incontrollato, comprando addirittura le “quote di inquinamento” dai paesi meno sviluppati, a scapito della salute dell’umanità.
I nostri governanti prezzolati, al soldo del capitalismo, ci hanno fatto imboccare il tunnel verso l’autodistruzione; l’inquinamento esasperato sta portando allo squilibrio di tutti gli ecosistemi, andiamo verso un punto di non ritorno.
Qui viene rappresentata una figura, quasi robotizzata, mentre esala l’ultimo respiro; nonostante una maschera antigas ha l’occhio che gronda sangue per aver respirato gas tossici che si elevano dalla città, anche in questo caso rappresentata dallo skyline di New York; cerca di sfuggire da questa morsa per ricollegarsi alla natura incontaminata rappresentata simbolicamente da questo tronco d’albero, dal verde e dall’azzurro del cielo.
Fuga nello spazio
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Olio su tela 200 x 120 - (1996)
Trattasi della grande sfida che gli attuali Governi stanno fronteggiando: le emissioni in atmosfera di gas inquinanti (CFC e CO2), con il conseguente buco nell’ozono e l’effetto serra che avvolge il Pianeta Terra.
I risultati ottenuti sinora appaiono di ben poco conto: il problema va perciò affrontato seriamente, superando gli egoismi nazionalistici, comprendendo che la questione investe chiunque su questo pianeta, e che se non si agisce con tempestività, inevitabilmente si arriverà presto ad una catastrofe, addirittura, ad un’apocalisse.
Questo è il monito lanciato, riprendendo un tema già trattato in altri lavori risalenti al 1970, con largo anticipo rispetto al protocollo di Kyoto.
Anche gli ultimi incontri di Copenaghen sono stati molto deludenti e inconcludenti, il che non deve indurre ad una sterile rassegnazione, ma, piuttosto, ad insistere nella battaglia, prima che sia troppo tardi.
Di qui, l’attualità estrema del discorso che esprime un certo scetticismo e pessimismo: se non ci dovesse essere una drastica inversione di rotta, gli esseri umani potrebbero essere costretti a vivere nello spazio, come prefigura l’opera rappresentata: un’astronave immaginaria con il suo “carico” umano, una famiglia che guarda malinconicamente, da lontano, il Pianeta Terra abbandonato, perché su di esso non è più possibile la vita.
Probabilmente, in futuro, con il progresso scientifico, si riuscirà anche a colonizzare lo spazio ed altri pianeti per poter “sopravvivere”, ma in quali condizioni ed a quale prezzo per l’umanità ?
Il messaggio che viene lanciato è: “Uniamoci, combattiamo, ribelliamoci, non accettiamo impassibili, la fine del pianeta, come fatto ineluttabile, fermiamo questo crimine perpetrato dai “poteri forti” delle multinazionali e dei governi irresponsabili loro complici, prima che sia troppo tardi, prima che il danno sia irreparabile, per il futuro delle prossime generazioni, dei nostri figli!”
Ricordi di un marine gli orrori della guerra
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Olio su tela 70 x 100 - (1971)