Origini del mondo
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Olio su tela 120 x 80 - (1972)
L’Arca di Noè
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Olio su tela 60 x 80 - (2016)
La tematica trattata segue il filone riguardante la sopravvivenza della razza umana sul Pianeta Terra. Pur apprezzando i nostri scienziati - dediti alla sperimentazione ed alla ricerca finalizzata ad esplorare la possibilità di colonizzare lo spazio (Marte) affrontando distanze siderali, con costi e rischi inimmaginabili - conviene una presa di coscienza realistica e mettersi d’accordo tra le varie nazioni per preservare finalmente il nostro Pianeta Terra, la Nostra Casa, rendendo fertili i nostri territori sconfinati dei vari continenti tutt’ora abbandonati e da “sfruttare” in maniera ecosostenibile.
Purtroppo gli esseri umani, specie quelli che si propongono politicamente - non per il bene della collettività, ma sempre e comunque come forma di arricchimento personale al soldo delle Lobbies - hanno come indole una gran dose di autolesionismo e miopia, cosicché manca la capacità di guardare oltre gli orizzonti e capire che probabilmente conviene salvaguardare (tanto per usare un eufemismo) il nostro caro e amato Pianeta.
Ed ecco quindi il monito verso i poteri irresponsabili che ci governano; con questo trend la previsione di un’eventuale catastrofe prende sempre più corpo.
Rammentando gli eventi biblici - dove Noè costruisce un’Arca per salvare tutte le specie, umana, animale e vegetale - viene qui rappresentata un’Arca, un’immaginaria struttura futurista che ha lo stesso obiettivo (Titolata appunto : “Anno 2060 - Arca di Noè”). Essa si staglia su metaforici cieli infuocati, dovuti all’aumento della temperatura terrestre, e come già detto in altre circostanze, assisteremo allo squilibrio di tutti gli ecosistemi, i ghiacciai delle calotte polari continueranno a sciogliersi, i mari si innalzeranno, interi continenti saranno sommersi dalle acque e, rievocando anche il film “Waterworld”, vagheremo e combatteremo per impossessarci di eventuali terre ancora non sommerse.
Ed allora prima che sia troppo tardi concentriamoci ed uniamoci sul fattibile, per salvare il nostro bene più prezioso, la nostra “casa” ed evitare improbabili colonizzazioni insite di incertezze e pericoli ignoti.
Point of no return
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Olio su tela 150 x 100 - (2012)
In quest’opera viene ripreso il tema che mi è più caro, trattasi della grande sfida che gli attuali Governi delle Nazioni stanno fronteggiando: le emissioni in atmosfera di gas inquinanti (CFC e CO2), con il conseguente buco nell’ozono e soprattutto l’effetto serra che avvolge il Pianeta Terra.
La scritta che campeggia al centro dell’opera “Humanity projected towards a point of no return” (l’umanità proiettata verso un punto di non ritorno), dovrebbe ancora una volta farci riflettere; le previsioni aggiornate che ci vengono trasmesse dagli studiosi sono drammatiche, con questo trend entro il 2060 la temperatura terrestre aumenterà di 4° C, assisteremo allo squilibrio di tutti gli ecosistemi, i ghiacciai delle calotte polari si scioglieranno, i mari si innalzeranno di 60 metri, intere nazioni e quasi tutte le principali città del mondo saranno sommerse.
Ci avviamo verso l’autodistruzione del Pianeta Terra in quanto i grandi inquinatori Cina, India, Usa, Russia, Giappone, etc. fanno poco o niente per ridurre le emissioni nell’atmosfera, anzi essi comprano quote di inquinamento dai paesi meno industrializzati per massimizzare la loro produzione, inquinando ancor più.
I risultati ottenuti sinora appaiono di ben poco conto, la sensazione è che non ci sia presa di coscienza effettiva della reale portata del problema, che deve essere affrontato seriamente, superando gli egoismi nazionalistici, comprendendo che la questione investe chiunque su questo pianeta e che se non si agisce con tempestività, inevitabilmente si arriverà presto ad una catastrofe, addirittura, ad un’apocalisse; questo è il monito lanciato, riprendendo un tema già trattato in altri lavori risalenti al 1970, con largo anticipo rispetto al protocollo di Kyoto.
Anche gli ultimi incontri di Copenaghen e recentemente a Doha sono stati molto deludenti e inconcludenti, il che non deve indurre ad una sterile rassegnazione, ma, piuttosto, ad insistere nella battaglia.
Nell’opera le due figure rappresentano i poteri forti che ci governano, le grandi lobbies che, senza un minimo di coscienza, ci stanno portando verso l’autodistruzione.
In prospettiva vengono rappresentate, come su un sipario, le conseguenze possibili:
al centro vi è una mela come simbolo della discordia; più giù tutti i grattacieli simboli delle grandi metropoli del mondo sommersi dall’acqua; volutamente aleggia un presagio di morte, perchè vuole essere un monito terrificante verso i poteri irresponsabili e nel contempo suscitare una reazione dentro di noi per unirci, ribellarci e combattere, di non accettare impassibili la fine del pianeta come fatto ineluttabile.
In questa come in altre opere si lancia un messaggio alla gente affinché si mobiliti per fermare questo crimine perpetrato dai “poteri forti” delle multinazionali e dei governi irresponsabili loro complici, prima che sia troppo tardi, prima che il danno sia irreparabile, per il futuro delle prossime generazioni, dei nostri figli!